CINQUE PAROLE CINQUE

Il teatro è la mia casa, è lì che sono cresciuto, è lì che ho imparato a capire che è un contenitore di molteplici linguaggi: danza, musica, luci, scenografie, canto, costumi, recitazione. Fatico a pensare che un coreografo si occupi “solo” di danza, o un musicista solo di musica.

Credo che il pubblico abbia soprattutto bisogno di emozione, divertimento, ironia, più che di capire, di dare un senso logico a ciò che vede. Nel quotidiano è rimasto così poco dell’emozione. In giro non incontri altro che professori, addetti ai lavori, specialisti: non si sente più parlare di creatività, emotività, di sensazioni che la danza porta con sé e che a volte nasconde dietro di sé.

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